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Registrazione Trib. di Sa n°22 del 07.05.2004
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Province, Iannone scrive ai parlamentari salernitani: «Non votare decreto, se non ci sono modifiche»

Il presidente della Provincia di Salerno, Antonio Iannone, ha scritto ai parlamentari salernitani chiedendo di non votare la conversione del decreto legge 5 novembre 2012, n. 188, recante “Disposizioni urgenti in materia di Province e Città Metropolitane”, «qualora lo stesso non venga modificato». Il presidente chiede «di intervenire in sede di conversione in legge del Decreto, con emendamenti che ne modifichino il testo, qualora il Governo non presenti di propria iniziativa dei correttivi». «Il testo varato dal Governo, sulla cui legittimità, costituzionale e non – ha scritto - incombono molti interrogativi e per i quali numerose Province hanno già manifestato la volontà di ricorrere nelle competenti sedi, tra le tante mostruosità giuridiche, all’art. 7, nel nome di una demagogica “spending review”, annulla le Province quale diretta espressione della volontà popolare. A decorrere dal 1° gennaio 2013 saranno soppresse tutte le giunte provinciali e le relative competenze saranno svolte dal Presidente coadiuvato, al massimo, da 3 consiglieri provinciali delegati. Tra il 1° ed il 30 novembre 2013, inoltre, si terranno le elezioni per il rinnovo degli organi delle Province. Non saranno più gli elettori a scegliere il proprio Presidente e i propri rappresentanti in seno al Consiglio Provinciale, ma i rappresentanti dei Comuni che ricadono nel territorio provinciale». «Abolire le Province e in caso contrario, svuotarle, privarle di competenze, ridurle al lastrico e allontanarle dai cittadini – ha aggiunto - è la maldestra volontà del Governo Monti, rendendole, alla fine di questo processo senza nessuna concertazione, simili a grandi Comunità Montane, organi rappresentativi dei Comuni e non dei cittadini. Ritengo che debbano essere mantenute le Giunte provinciali e che i Consigli debbano continuare ad essere espressione diretta della volontà popolare».«Il senso di responsabilità, per quanto forte nell’interesse supremo della Nazione – ha sottolineato - non può e non deve relegare la classe parlamentare al ruolo di mero spettatore dell’azione di un Governo che, con il pretesto di salvare l’Italia, ritiene di poter mettere in campo ogni azione, anche se gravata da dubbi di costituzionalità. I Parlamentari non possono e non devono delegare il proprio ruolo di guida del Paese. E’ impensabile che, con un decreto legge, non si permetta ad un’Amministrazione di portare a termine il proprio mandato ed il proprio programma. Dov’è la riduzione della spesa? Nemmeno il Governo lo riesce a spiegare nel DDL n. 3558, perché è evidente che non c’è!».

 
 
 
 
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