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Registrazione Trib. di Sa n22 del 07.05.2004
 
 
 
 
 
 
 
 
 

A Montecorvino Pugliano circa diecimila anime e un entroterra prospero di campi coltivati che danno olio e vino di buona qualità, esistono ancora scorie del passato ormai perse quasi ovunque, tranne che in alcuni  paesini del cilento interno. Qui il peso delle tradizioni che restano fortemente radicate e il conflitto tra il vecchio e il nuovo giocano ancora un ruolo e riemergono in qualcosa di raro e prezioso, che ha pochi esempi nella nostra provincia. Percorrendo la provinciale che da Montecorvino Rovella arriva al centro di Pugliano, passando accanto al municipio ricavato in un ex convento del 1500 , si giunge infine al casale di Santa Tecla, la più appartata delle nove frazioni, così distante dalla folla chiassosa e gaudente che anima la moderna Bivio Pratole, posta a valle, dove impazza il mattone e prospera il commercio, che al confronto sembra una Manahattan in sedicesimo. La frazione di  Santa Tecla con quella di Castelpagano (a cui si è aggiunta la sottofrazione di  Cerra) custodiscono un piccolo scrigno senza tempo, che stupisce e che si trova arrivando da sud a pochi metri dal confine con Faiano: un polmone verde di 115 ettari,  ricco di cerri e querce rosse, un bosco immenso e secolare che si amministra per conto proprio e le cui radici affondano in un passato ricco di storia che risale nientemeno che al Quattrocento. Un'escursione nel verde, dove c'è fresco e quiete, o per meglio dire un tuffo nella cultura arcaica della tradizione rurale e dei diritti collettivi che resistono alla modernità e alla globalizzazione. Lontano da ogni insediamento permanente, allineato lungo la strada e recintato dalla Comunità montana Monti Picentini, ecco il Bosco di San Benedetto, in onore di un antica abbadia di Faiano dedicata al Santo; il bosco è un area demaniale, la cui gestione è stata sottratta all’ente locale e affidata da moltissimi anni all'Ente Amministrazione Separata Beni Demaniali delle frazioni S.Tecla e Castelpagano. In pratica un enclave amministrativa anacronistica e singolare, senza tempo, nata sulle ceneri dell'ex feudo della Badia di Faiano dove  i vassalli dei due vicini casali di S.Tecla e Castelpagano, fin dai tempi del feudalesimo, vi esercitavano gli usi civici di legnatico per tutto l'anno, di pascolo e di raccolta dei prodotti del sottobosco ed altro ancora. Per centinaia di anni ,  il bosco di S.Benedetto ha assicurato reddito e garantito il minimo vitale per i villici dei due casali , i cui antichissimi  "privilegi" sulle risorse del bosco sono ora tutelati dall 'Ente autonomo; privilegi che sono il prodotto della disolluzione dei rapporti feudali nelle campagne mentre appartiene alle leggende metropolitane una presunta "donazione" fatta da una nobile famiglia alle frazioni di S.Tecla e Castelpagano. La storia millenaria di questo magnifico bosco è una mescolanza di fatti reali, ricordi ancestrali e tradizioni orali. In un raro documento, datato 1810,  ritrovato dagli studiosi Nunzio di Rienzo e Lazzaro Scarpiello, si ripercorre il percorso storico e compare una "stima" del  Bosco seguita dai periti del Borbone: "Detto Demanio - è scritto - è di sua natura boscoso tutto disseminato di alberi di querce e cerri da frutto, tutto inculto, porzione muntuosa e porzione semipiano; la parte inculta è di circa duecento cinquanta tomoli per un capitale di ducati undicimiladuecento". Il Bosco dapprima venne diviso,  in parti disuguali tra i cittadini dei due casali , in tutto 800 persone, ed il Reale Demanio, e successivamente con una sentenza del Tribunale di Salerno del 28 luglio 1875, il Comune di Montecorvino Pugliano fu condannato a cederlo per uso esclusivo dei cittadini di S.Tecla e Castelpagano. Storie strane: un Cardinale che sulla scorta di una sentenza della Curia Romana,  arriva ad imporre ai sacerdoti dell'Università il divieto di officiare la messa e i Sacramenti. Storie di violenze: l'Abate Ascanio Filomarino che sequestra il ricavato di una vendita fraudolenta fatta dall'Università di S.Tecla. Uno scandalo che fu soffocato da un compromesso pro bono pacis, messo in atto da alti funzionari dell'imperatore Carlo V. Le falde del bosco accolgono inotre una famosa sorgente detta "Acqua Fetente" ricca di ferro, zolfo e litio, un sale minerale utile per le cure delle diatesi uriche. Le acque dalle comprovate virtù terapeutiche della sorgente alimentavano una stazione termale borbonica e per un certo periodo furono imbottigliate e commercializzate. Un altro pezzo di storia che l'Amministrazione Comunale retta dal sindaco Domenico Di Giorgio intende strappare a un rovinoso declino e restituire a nuova vita. Il Bosco è oggetto di una disputa accanita tra le fazioni politiche  per la sua gestione. Una inedita e  talvolta folcloristica battaglia elettorale per il “possesso” e    l’amministrazione separata dei beni demaniali del Bosco S.Benedetto si combatte ogni cinque anni , limitata ai cittadini iscritti nelle liste elettorali di S.Tecla e Castelpagano.  Si vota, democraticamente, per eleggere un Comitato e una Giunta che deve amministrare il Bosco. Una consultazione elettorale in piena regola con le liste e i comizi elettorali. L'anno scorso per la prima volta nella storia le votazioni del parlamentino separato che hanno interessato 1.300 elettori hanno visto prevalere i candidati  sostenuti dall'opposizione consiliare dell'Arcobaleno che sostenevano la lista "Natura e Vita" uscita vincente con uno scarto di 403 voti. L'agguerito capogruppo dell'opposizione in consiglio comunale Antonio Fiorillo, che le prova tutte per creare problemi alla giunta Di Giorgio dalla  quale è sempre diviso su tutto, ha trionfalmente annunciato "che lo scutinio ha punito severamente l'atteggiamento arrogante del sindaco e dei suoi luogotenenti locali,assegnando la gestione dell'immenso patrimonio boschivo ad una nuova classe dirigente,giovane,determinata e soprattutto autonoma". Ma ancora più duro è stato il commento del sindaco Domenico Di Giorgio che non è proprio l'ultimo arrivato, il quale ha replicato da par suo stigmatizzando "la profonda frustazione che ormai attraversa le minoranze di questo Comune, dichiarandosi  estraneo a ogni coinvolgimento nella contesa elettorale per il bosco parlando di un "ridicolo atto di riscossa da parte delle minoranze". L'amministrazione separata del Bosco che  dipende dalla Regione Campania in materia di usi civici ma appartiene ai cittadini di S.Tecla e Castelpagano, è attualmente composta dal Presidente Antonio Santoro e dai Consiglieri Alberico Campagna, Aldo Malangone, Daniele Vivone e,  Michele Pagano in rappresentanza della Minoranza . L'ente ha un bilancio, uno Statuto, un Regolamento e persino un assessore alla trasparenza. Il comitato ha la cura del bosco e tiene lontani i vandali, i ladri di legname e l'incuria con l'ausilio delle forze dell'ordine. Il Regolamento per l'esercizio degli usi civici è disegnato su misura per i cittadini delle due frazioni di Pugliano e stabilisce tra l'altro che se si trasferiscono in altre frazioni del Comune o in un altro Comune conservano il diritto agli usi civici. Quello del 1911 stabiliva che le donne sposate con uomini di altra frazione o comune e che si trasferiscono fuori S.Tecla e Castelpagano perdono ogni diritto. Con i ricavi del taglio di sezioni di bosco messi all'asta l'Amministrazione del Bosco ha investito anche nel miglioramento dell'arredo urbano di S. Tecla. Dal 15 al 17 agosto a S.Tecla il presidente Antonio Santoro ha organizzato una kermesse ambientalista nel bosco S.Benedetto. Per la gloria di Santa Tecla e Castelpagano.
Walter Brancaccio

 
 
 
 
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