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Registrazione Trib. di Sa n°22 del 07.05.2004
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Un intervento del sen.Alfonso Andria
Dieta Mediterranea, rilanciare l’impegno
Un patrimonio culturale di inestimabile valore per l’umanità

La comunità scientifica, nazionale e internazionale, ha fortemente concentrato la propria attenzione, nell'ambito della scienza dell'alimentazione, ed ha conseguito apprezzabili avanzamenti nella ricerca. La mozione che il Gruppo del Partito Democratico al Senato presentò nel giugno del 2008, ottenendone l'unanime approvazione dell'Aula, rappresenta un grande segnale di crescita culturale: è l'orgogliosa rivendicazione di un retaggio che per larga parte appartiene alla comunità nazionale; è soprattutto la testimonianza di un impegno deciso e forte teso all'affermazione di una concezione attiva della qualità, delle tipicità locali, della loro distintività. La difesa e l'esaltazione di questi elementi vanno poste in stretta connessione al grande tema della tutela della salute pubblica, anche attraverso l'introduzione di nuovi stili alimentari.Vi sono indubbiamente comuni caratteristiche tra alcuni Paesi che si affacciano sul Mediterraneo (la Spagna, la Grecia, il Marocco). L'Italia e in particolare il Mezzogiorno detengono un patrimonio davvero eccezionale anche con riguardo alla produzione e alla presenza degli alimenti caratterizzanti la dieta mediterranea: pomodoro, olio di oliva, pasta, pesce azzurro e vino. La realtà territoriale della quale io stesso sono espressione - la Campania, e particolarmente, la provincia di Salerno - ha dato un contributo importante alla ricerca.Va qui ricordata l'opera del cardiologo statunitense Ancel Keys che è vissuto per circa 40 anni sulla costa del Cilento, in una frazione marina del comune di Pollica, Pioppi per l'esattezza, dove attivò un laboratorio di ricerca comparata tra vari Paesi con abitudini alimentari del tutto differenti. Per la verità gli spunti iniziali, che hanno poi portato a conclusioni di significativa rilevanza scientifica, furono assolutamente occasionali: dovuti cioè all'osservazione del comportamento alimentare delle popolazioni cilentane che, nel secondo dopoguerra, per povertà di risorse mangiavano ovviamente soltanto gli alimenti di cui più facilmente disponevano. Grazie agli studi del professor Keys si è potuto rilevare, tra le popolazioni che si cibano in prevalenza di pasta, pesce, prodotti ortofrutticoli e olio d'oliva, un sensibile abbattimento dell'indice di mortalità per cardiopatia ischemica e per patologia cerebrovascolari, rispetto a soggetti di Paesi come ad esempio la Finlandia, dove il regime alimentare quotidiano include molti grassi saturi. Keys fu il primo a studiare con rigore scientifico il ruolo dell'alimentazione nella prevenzione delle patologie su indicate (cardiovascolari e cerebrovascolari). Lo scienziato è considerato, infatti, padre della dieta mediterranea, la cui denominazione è dovuta proprio a lui. Nella dieta mediterranea tutti gli alimenti che contengono carboidrati complessi hanno un ruolo importante poichè costituiscono la base della piramide alimentare. Ancel Keys è recentemente scomparso ultracentenario. Due anni prima della sua morte, nel 2004, il ministro della salute, professor Girolamo Sirchia, su mia richiesta, in qualità di Presidente della Provincia di Salerno, conferì al professor Keys la medaglia al merito della salute pubblica. Desidero aggiungere poi che l'attività di ricerca prosegue oggi, coordinata dal professor Jeremiah Stamler e dall'Associazione per la Dieta Mediterranea con sede a Pioppi (Sa), coniugando le competenze scientifiche con il retaggio culturale e la tradizione storica della più antica scuola di medicina del mondo occidentale. Di recente vi è già stato un pronunciamento in sede UNESCO che prelude al definitivo riconoscimento, nel corso della sessione di novembre 2010 del Comitato Mondiale in Kenya a Nairobi, dell' iscrizione nella lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità, che di certo conferirà alla Dieta Mediterranea una formidabile promozione sul piano internazionale. Ovviamente sarà quella anche l'occasione migliore per rilanciare le proprietà nutrizionali e salutistiche dell'alimentazione mediterranea. Del resto, nella Conferenza generale di Parigi del 2003 fu approvata la Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale, poi entrata in vigore nell'aprile 2006 e ratificata dall'Italia nel 2007. La dieta mediterranea è la sintesi storica della civiltà delle popolazioni del Mediterraneo, che hanno tramandato, da una generazione all'altra, una forte identità, robuste radici ed un paesaggio dalle caratteristiche inconfondibili. L'insieme di questi fattori rappresenta un patrimonio non solo di cultura della salute, ma di rivalutazione antropica del rapporto dell'uomo con il cibo. Sacralità del cibo, senso della parsimonia e soprattutto le caratteristiche del cibo, fatto dei cosiddetti piatti poveri, sono stati gli elementi portanti di uno stile di vita che permette di vivere in buona salute. Vorrei conclusivamente ricordare, a testimonianza dei presupposti che ci porteranno a conseguire questo importantissimo risultato, che il lavoro sul territorio è partito da lontano: affianco all'opera degli scienziati della nutrizione e dell'intera comunità scientifica internazionale, con un ruolo significativo di cattedratici ed esperti italiani, si è nel tempo registrato un impegno forte delle Istituzioni e dei livelli di governo locali. Tuttavia - dopo che nel 2007 il governo Prodi e l'allora ministro Paolo De Castro, avevano fortemente spinto per rafforzare il ruolo dell'Italia insieme con gli altri Paesi aspiranti al medesimo riconoscimento (Spagna, Grecia e Marocco) - avevamo rilevato una certa stasi nella nuova legislatura. Di qui l'azione del Gruppo PD al Senato in Commissione Agricoltura nonché un rinnovato impulso delle Istituzioni locali e, di recente, una nuova attenzione anche da parte del Governo.
Sen.Alfonso Andria
Vice Presidente Commissione Agricoltura del Senato

 
 
 
 
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